Home » LA STORIA : IL SECOLO XIX

LA STORIA : IL SECOLO XIX


 - SFRATTATI A  SAVONA

IL SECOLO XIX 22 GENNAIO 2008
MARITO, MOGLIE E FIGLIO DI 4 ANNI
Sfrattati e costretti a vivere in un garage
II giudice gli ha tolto l'alloggio ottenuto in eredità dalla madrina
DA CINQUE giorni vivono ìn un ga­rage come sfollati. Ci hanno portato i loro mobili, il letto, gli armadi. I pas­santi che dal marciapiedi guardano dentro quasi non credono ai loro occhi vedendo che il garage di via Verzellino 87 rosso, a due passi dal tribunale, è adibito ad abitazione. Eppure è così. Dentro ci vivono moglie e marito savo­nesi e un bimbo di 4 anni. Lei è Rita Vitaloni, 46 anni. Lui è il marito Mas­simo Parodi. Con loro hanno il piccolo Giulio di quattro. Chissà per quanto durerà.
«Per fortuna abbiamo parenti e amici che ci aiutano e non ci negano un tetto se serve - dice la signora Vitaloni -però nel resto del tempo è questo ga­rage l'unico posto dove possiamo vi vere senza pesare sulle spalle di nes­suno. E' un incubo, una follia, come de­scrivere altrimenti la situazione?».
La signora Rita lavora in banca come suo marito Massimo e nell'in­ferno ci sono sprofondati per un'incredibile vicenda giudiziaria che in pochi mesi li ha messi ko nello spirito  e nel fi­sico. L'alloggio dove vivevano, in via Verzellino 1, gli era stato lasciato in eredità dalla madrina di lei, un'an­ziana morta a fine anni Ottanta senza figli (Margherita R.). In realtà lo aveva lasciato alla madre della signora Rita, Rosa Valcada, scomparsa l'anno scorso, con un testamento olografo fir­mato di suo pugno. Poi su questo allog­gio si sono concentrate le mire dei ni­poti dell'anziana che avevano ricevuto già tutto il resto del patrimonio la­sciato in eredità (peraltro ingentissimo: oltre 40 appartamenti). Hanno impugnato il testamento prima che scadessero i dieci anni previsti dalla legge.
E' stata la  beffa per la famiglia Vilaloni che in quell'alloggio viveva da anni e lo aveva rimesso completamente a posto dopo averlo ereditato sventrato. «Era casa nostra, non avremmo mai creduto di perderla - racconta la savo­nese - L'impugnazione è stata un ful­mine a ciel! sereno, una tremenda scia­gura che si è abbattuta su di noi e su mia madre, ora deceduta, dopo anni di possesso mai messo in discussione. Oltre ai tanti soldi spesi dentro ab­biamo affrontato un numero di pratiche estenuanti, e tuttora irrisolte, per un problema di terrazzi nel cortile. E' una casa che ci ha tolto tante energie, ma credevamo fossero energie ben ripo­ste».
L'impugnazione, a fine 1998, ha fatto scattare un braccio di ferro in tri­bunale a Savona tra gli eredi di sangue (che vivono entrambi fuori Savona) e i savonesi. Guerra che ha visto la vitto­ria della famiglia Vitaloni in primo grado ma poi il ribaltamento della sen­tenza in Appello. Visto che nel civile le sentenze sono subito esecutive, la sen­tenza d'Appello ha innescato il proce­dimento di esecuzione per rilascio (sfratto) a carico dei savonesi che lo occupavano. Questo procedimento negli ultimi mesi ha cavalcato e il 2008 è iniziato con lo sfratto: la settimana scorsa (18 gennaio) scadeva l'ultima­tum ed entro il primo febbraio l'allog­gio dovrà essere nella disponibilità degli eredi 'legittimi".
« Noi abbiamo fatto ricorso in Cassa­zione - prosegue la signora Rita - il pro­blema è che tutto l'iter giudiziario è stato viziato. L'avvocato che avevamo ci ha lasciato in braghe di tela l'estate scorsa quando ci ha detto che doveva partire per le ferie nonostante aves­simo l'ufficiale giudiziario alla porta. Sembrano cose da fantascienza ma è la verità. Per fortuna abbiamo trovato un altro legale, l'avvocato Maria Laura Morelli, che si è fatta carico del nostro caso e ci sta aiutando. Ma ora è tardi, molto è già compromesso. Io ho l'esau­rimento nervoso e mi sono messa in malattia dal lavoro. Il mio bimbo non può crescere in un posteggio. Una casa in affitto non possiamo prenderla per­ché siamo terrorizzati da come si è messa la causa: rischiamo, oltre che la casa, di perdere decine di migliaia di euro di risarcimento visto che gli eredi vogliono pure gli affitti arretrati dal 1989. E' un incubo senza fine. Ormai non sappiamo più cosa aspettarci...».
«L'ultima speranza - conclude - è che gli eredi, che non hanno un'emer­genza abitativa, si mettano una mano sulla coscienza e valutino una propo­sta: ci facciano rientrare in quella casa pagandogli un affitto fin quando la Cassazione non si sarà espressa sul possesso. Si mettano una mano sul cuore, in fondo è casa nostra da vent'anni, c'è nato il nostro bimbo, ci sono tutte le nostre cose».
DARIO FRECCERO

IL SECOLO XIX 23 GENNAIO 2008
 
 
 
LA REPLICA DEI PARENTI
«Vivono nel box per scelta, non per necessità»
La cognata: sembra che nessuno li aiuti, ma possono trovare un'altra casa. Vitaloni: rischiamo di finire sul lastrico
«VIVANO pure dove vogliono, anche in garage, ma non ci facciano passare per insensibili e indifferenti. La verità è che hanno altre case e se hanno scelto di stare li è purché si sono fissati sulla casa persa dopo la causa giudiziaria».
La cognata Sava Mihali, romena con cittadinanza italiana sposata da dieci anni al fratello della moglie di Rita Vi­taloni, ieri si è sentita morire quando vicini e conoscenti incontrandola per strada le hanno chiesto conto del per­ché lei e il marito non aiutassero i co­gnati e il nipotino finiti in mezzo alla strada e costretti a vivere in un garage di via Verzellino per aver perso la casa dopo una causa legata a un'eredità
contesa.
«Mi sono sentita un verme e lo stesso mio marito e non mi pare giusto - dice la cognata - Per questo mi sono subito chiarita con chi aveva letto il giornale e ora voglio chiarire anche a voi e all'opinione pubblica come stanno le cose e manderò persino una nota firmata che ho già preparato. Se vivono in quel garage non è perché sono in mezzo a una strada bensì per scelta, perché mia cognata non accetta l'esito della causa e vuole gridare a tutti la sua rabbia e la sua disperazione per una sentenza che ritiene ingiusta e scandalosa. Sia chiaro, ha tutti i diritti di farlo, ma per noi è stato un colpo al cuore sentirci coinvolti in questa sto­ria specie pensando al figlioletto di cinque anni che certamente non me­rita tutto questo. Anche perché i suoi genitori lavorano entrambi in banca e hanno persino altri alloggi e quindi piangere miseria è offensivo rispetto a tanta gente che è realmente disperata senza la possibilità di tirare avanti». «Mia cognata si è sentita offesa? - ha replicato ieri Rita Vitaloni - E perché mai? E' una questione solo nostra, di nessun altro». Mentre il marito Mas­simo Parodi ha spiegato: «Nessuno dei parenti ci ha negato una mano, lo ab­biamo detto, vale anche per mio fra­tello e sua moglie, ci mancherebbe. Il punto non è questo. Noi a parte la casa di via Verzellino abbiamo altre pro­prietà che però sono indìsponibili. Nell'alloggio di Savona vive la zia an­ziana di mia moglie che non possiamo certo invadere. E andare Iin altre città, lavorando entrambi qui, è impossi­bile». «E comunque il problema dell'affitto non è come pagarlo, il la­voro e gli stipendi li abbiamo per for­tuna -riprende la moglie Rita- il punto è che oltre a perdere la casa, la batosta rischia di concretizzarsi anche in un maxi risarcimento. Gli eredi vogliono tutti gli affitti arretrati dal 1989 ad oggi significa dover sborsare una cifra da capogiro. E poi tutte le spese legali del processo. Ecco perché abbiamo preso questa decisione attendista del garage nella speranza di trovare un po' di clemenza dagli stessi eredi cui rin­noviamo la preghiera: ci facciano rien­trare in casa nostra, pagandogli un af­fitto, fino al verdetto in Cassazione».
D.FREC.

IL SECOLO XIX  7 FEBBRAIO 2008
 
NEGATA LA PROROGA
Scaduto l'ultimatum «La casa è perduta resteremo nel box»
.'
La drammatica storia della famiglia Parodi sfrattata e costretta a trasferirsi in un garage di via Verzellino
SPERAVANO nel miracolo ma non si è avverato. Il tribunale e la famiglia controparte non hanno accettato pro­roghe né rinvii e cosi da qualche ora la famiglia Parodi-Vitaloni ha la certezza che non rientrerà nell'appartamento di via Verzellino 1 dove ha vissuto per quasi vent’ anni prima di perderlo per una traversia giudiziaria legata all'im­pugnazione di un testamento. «Reste­remo nel garage: col rischio di una con­danna pure al risarcimento danni non possiamo sobbarcarci i costi di un af­fitto». '
I nipoti della donna che gli aveva la­sciato in eredità l'alloggio hanno vinto in Appello la causa civile per entrare in possesso dell'appartamento (in primo grado avevano vinto i savonesi) e da inizio febbraio lo sfratto è esecutivo.
Per protesta e disperazione la fami­glia Vitaloni a fine gennaio era andata a vivere in un proprio box sempre di via Verzellino affiggendo un toccante manifesto-cronistoria della propria vicenda sul portone dell'alloggio incri­minato nella speranza di sensibiliz­zare giudici e controparte. Dalle pa­gine del Secolo XIX avevano anche fatto un appello: «Lasciateci dentro casa nostra ancora qualche mese, vi pagheremo l'affitto finché la Cassa­zione non scriverà la parola fine su questo processo».
Ma l'appello è caduto nel vuoto. E ora per moglie, marito e figlioletto di cinque anni, la speranza di ritornare a casa è definitivamente cessata: dal 2 febbraio, infatti, casa 'loro" è ufficial­mente casa "degli altri".
«La richiesta di trattenere l'alloggio ci è stata rifiutata dal giudice- confermano  Rita Vitaloni, 46 anni, e il marito Massimo Parodi, entrambi dipendenti di banca - Non ci sono state accordate neppure le spese per il trasloco che avevamo richiesto. Forse fossimo stati criminali forse sarebbe andata meglio ma per la legge evidentemente siamo peggio di criminali. Una nostra pa­rente sul giornale ci ha attaccato dicendo, che siamo possidenti e abbiamo un lavoro e quindi non c'è motivo di fare tanto baccano per questa storia. Non è questo il punto. Noi in quella casa abbiamo vissuto non da clande­stini ma dando esecuzione ad una pre­cisa volontà testamentaria che per anni nessuno ha messo in discussione semplicemente perché quella era la volontà della persona deceduta. In quell'alloggio abbiamo fatto un figlio, cresciuto la nostra famiglia, e tra l'altro speso decine di ex milioni di lire
di lavori per trasformarlo da fatiscente a com'è oggi Ora, improvvisamente, ci troviamo in mezzo alla strada senza più la nostra casa e senza neppure lo straccio di un riconoscimento di tutti i soldi che abbiamo speso. Anzi i nuovi proprietari, che non hanno certo biso­gno di questa casa per sopravvivere, potrebbero chiederci gli affitti arre­trati per tutti gli anni che ci abbiamo vissuto gratuitamente. Ma era casa nostra, chi dovevamo pagare?! Siamo disperati e disgustati».
«Abbiamo fatto la scelta di trasfe­rirci nel garage - concludono - ma te­niamo a precisare che nostro figlio non ci ha mai dormito, per lui per for­tuna ci aiutano i parenti E il trasferi­mento non è stato per impietosire ma per necessità e per far conoscere il ci­nismo della giustizia». D.Frec.

 - SFRATTATI A  SAVONA
SFRATTATI A  SAVONA

SFRATTATI A  SAVONA